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Antonio Cupo
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Cenerentola
Versione di Massimo Romeo Piparo
Teatro Sistina - Roma

Si comincia sempre con ……..”c’era una volta”, quasi ad indicare una storia senza tempo preciso e senza luogo. E’ proprio questo che accade quando si comincia a VIVERE una favola. I bambini si stupiscono, sorridono, cercano e/o trovano una “fatina buona” o  un “amico invisibile”. E gli adulti? Non ci sono adulti per una favola…Quando la magia di una storia senza tempo attraversa il cuore, è il mondo fuori che cambia, anche solo per il tempo in cui si ascolta o si legge……………..ma dentro si ritrova “il castello incantato” e gli orologi viaggiano al ritmo del cuore, e l’età è solo nella mente, non nel cuore della gente.

Magia: che brutto uso che si è fatto finora di questa parola e di questa Scienza. L’etimologia la definisce “Alta Sapienza”, non il sapere dei libri e basta, ma quella che sonda l’animo umano e coniuga cuore  e mente.
Se solo si sapesse leggere fino in fondo una favola, molte sarebbero le cose che  riusciremmo a “COMPRENDERE”, non “capire”. Il comprendere è come un impulso che invece di passare dalla mente al cuore, fa il percorso esattamente contrario: passa per il cuore e, di colpo,….chissà quando, all’improvviso, agisce. Beh, la favola è una possibilità. Si dice sempre che la saggezza dei grandi Sapienti sia racchiusa in piccole semplici cose, o nei miti, nelle favole, nei giochi……..non è un caso che si arricchisca sempre il regno dei bambini……..I grandi segreti, le favole, i miti, i simboli parlano alla parte più bambina che esista in noi.

Mi ricordo di essere entrata in un teatro, di avere avuto accanto delle amiche, di attendere “UN PRINCIPE” che entrasse in scena…..e mi sono ritrovata dentro la favola.
Tutto passava attraverso la fantasia di una bambina che leggendo la storia di Cenerentola, rendeva protagonisti della favola i suoi veri genitori e suo nonno. Il padre lo immagina Principe, la madre Cenerentola e suo nonno il RE. E gli altri personaggi, così leggeri e colorati, frutto della sua fantasia.
I colori di scena e dei costumi erano vari, allegri e sfumati e le luci  ben studiate, come se andassero a braccetto alle emozioni, mutevoli, leggere o CUPE.
Diversi gli spunti di riflessione.
- Per esempio la felice scelta di usare degli effetti di illusione in alcune scene, come a ricordare che forse –oltre al tangibile – esiste un mondo sottile che permea le nostre vite.
- I topolini che scivolano sulla scena, e soccorrono Cenerentola, sono le sue intuizioni e percezioni.
- Cenerentola è l’unica a sentire la voce della fatina………Forse perché ognuno di noi ha la sua fatina: una forza che prima che agisca bisogna riconoscere? Poi, che si proietti fuori o si ritrovi dentro di noi, nulla cambia.
- I sogni? L’importante è sognare e crederci. Porsi un obiettivo e non perdendolo mai di vista…..”
- La scarpetta che Cenerentola perde fuggendo dal ballo è di cristallo, è luminosa, delicata e solitamente brilla di stelle. La luce che lascia dietro di sé è la stessa luce che  permetterà al Principe di ritrovarla. La stessa luce che le appartiene da quando l’ha trovata in sé……………emanandola ovunque vada.
- Bella la scena in cui la scarpetta viene frantumata e la fatina ferma tutto; ferma la scena; gli attori sono immobili. La fatina – questa forza che esiste dentro Cenerentola capovolge una situazione che sembrava irreparabile. E all’improvviso………si verifica una sorta di “rewind” della scena e si ricomincia dalla prova di una scarpetta che “magicamente” è ridiventata integra. Cenerentola ha creduto, ha proiettato la sua forza e si realizza il suo sogno.

Cenerentola è un personaggio che vive la sofferenza, l’abbandono, l’umiliazione, la presa di coscienza e la consapevolezza di se. Tutti sentimenti ben rappresentati dai colori che accompagnano il personaggio. Il nero del carbone e della cenere sottolineano la sua fase più triste, in cui non ha neanche la forza di reagire. Ma i suoi vestiti, fatti di diversi colori, celano una natura reattiva.
Cenerentola sorride e illumina ovunque vada; conquista un principe e nella fase in cui veste il bianco: Cenerentola ha iniziato a trovare la sua essenza.

Il Principe, personaggio fondamentale nella realizzazione finale del sogno di Cenerentola, é la rappresentazione di nobili qualità, non di blasoni e titoli, ma di essenza e di purezza. Veste solitamente di bianco, e non è un caso: l’oro e il bianco hanno valenza di nobiltà interiore, oltre ad essere simboli di purezza.
Egli porta l’amore nella vita di Cenerentola. Il fuoco è ciò che più di ogni altro elemento può descrivere l’Amore. Quel fuoco che bruciando estrarrà la purezza dell’anima e porterà Cenerentola a prendere piena coscienza di sé.   

La Matrigna e le sorellastre
Come nella maggior parte delle favole, esiste sempre un cattivo/a, ebbene – nonostante le apparenze - sono proprio questi personaggi che favoriscono il lieto fine. In fondo, purtroppo e nonostante loro, l’evoluzione dell’animo umano passa sempre attraverso le prove.

Gli attori sono molto bravi, tutti.

Roberta Lanfranchi, Cenerentola
Dà al personaggio molta dolcezza, quindi centra la natura del suo personaggio. Ha un bella voce, si muove con eleganza, balla bene e soprattutto ha un viso pulito. Scelta azzeccata del regista. Brava Roberta!

Antonio Cupo, il principe.
Bravissimo attore che già aveva avuto esperienze teatrali in Canada, e per molti anni.
Era a suo agio sulla scena ed ha usato le sue doti in maniera eccellente sfoderando qua e là anche la sua verve comica.
Elegante e armonioso anche nel ballo, per non parlare del canto….insomma, BRAVISSIMO ANTONIO!!!!!!
Finalmente abbiamo ascoltato la sua voce senza la sovrapposizione di doppiaggio, penalizzante nel suo caso. Lo sforzo che fatto per imparare la nostra lingua va premiato…Per un attore è importante comunicare emozioni, e credo che lui non abbia bisogno di imparare da nessuno. Già il modo di porsi, nel suo caso, comunica emozione. 
Un altro aspetto importante è la sua capacità di improvvisare (la prova della scarpetta tra il pubblico).  Credo che per un attore sia importante misurarsi con questa prova e devo dire che Antonio è stato molto a suo agio.
Ci auguriamo di rivederlo presto al cinema, in TV e a teatro con altri spettacoli.
Complimenti al regista per averlo scelto.

Giulio Farnese, la Matrigna Avevo qualche dubbio sull’ interpretazione di questo ruolo da parte di un uomo, ma il regista ha centrato in pieno il messaggio della figura della matrigna: una donna che aveva perso di vista il suo aspetto “femminino”. L’attore spiccava per la sua scioltezza e padronanza della scena. Divertente e irritante al tempo stesso, ha incarnato perfettamente il suo ruolo.

Foto di scena, per gentile concessione di Giacomo Farina: Dedica:
Tour di Cenerentola 2009
Antonio Cupo
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